Per 1,3 milioni di lavoratori pubblici è in arrivo un aumento medio lordo mensile di 137 euro. E fino a 1.253 euro di arretrati. Sono i calcoli che derivano dalla bozza di accordo che sarà oggi sul tavolo della trattativa per il rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca, il più popoloso della Pa e anche quello che storicamente presenta maggiori complessità, visto che ingloba mondi molto diversi tra loro, dalla scuola alle università passando per gli enti di ricerca.

Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, ha ottenuto le risorse necessarie per tutti i rinnovi del triennio in corso, e quest'anno sarà proprio il contratto dei prof il primo a essere sottoscritto (la riunione in Aran è prevista questa mattina). I sindacati, nel corso del tavolo del 24 marzo scorso, hanno aperto all'intesa, pur ribadendo la necessità di prevedere risorse aggiuntive in caso di un ritorno di fiamma dell'inflazione dovuto alla guerra in Medio Oriente. Anche la Cgil, che non ha firmato finora nessuno dei contratti pubblici del precedente triennio, questa volta sarebbe orientata verso il sì.

Gli incrementi medi mensili previsti dal nuovo contratto Istruzione e Ricerca saranno di 143 euro per gli insegnanti della scuola e di 107 euro per il personale Ata. Nel complesso, i rinnovi ravvicinati dei contratti dei trienni 2019-21, 2022-24 e 2025-27 garantiscono un incremento medio delle retribuzioni di 395 euro per l'insieme dei lavoratori del comparto. La cifra sale a 412 euro se si prendono in considerazione i soli insegnanti della scuola. Per il personale Ata l'asticella si ferma a 304 euro di aumento medio mensile complessivo. Il contratto del 2019-21 era stato firmato a gennaio del 2024, mentre quello del triennio successivo è stato sottoscritto in via definitiva a dicembre dell'anno scorso.