Un caso alla Corte suprema potrebbe mettere la parola fine a quello che finora era considerato un principio cardine degli Stati Uniti: lo ius soli. All’udienza, prevista per questa mattina, parteciperà Donald Trump in persona, una mossa senza precedenti per un presidente americano. "Ci vado", aveva detto ai giornalisti nello Studio Ovale, decisione poi confermata anche dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.
Perché questa mattina i giudici della Corte Suprema ascolteranno le argomentazioni sulla costituzionalità di un ordine esecutivo firmato a gennaio dello scorso anno proprio dallo stesso Trump, con il quale veniva ordinato alle agenzie federali di non concedere la cittadinanza ai bambini nati negli Usa da genitori presenti illegalmente sul territorio o con soli visti temporanei. L’obiettivo del tycoon, sulla scia delle altre politiche anti-immigratorie, è di limitare la cittadinanza per diritto di nascita solo ai figli di almeno un genitore cittadino statunitense o residente permanente.
La Corte Suprema Usa apre alle terapie anti-Lgbt
di Massimo Basile
Si tratterebbe di un'inversione di rotta rispetto alla consolidata posizione secondo cui il 14° emendamento della Costituzione e la legge federale dal 1940 conferiscono la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo americano, con poche eccezioni. Diversi tribunali avevano già bloccato l’ordinanza, ma la sentenza della Corte, che si esprimerà in estate, potrebbe portare alla revoca del principio, impedendo ad alcune categorie di nati negli Stati Uniti di ottenere lo status di cittadini. Viceversa, se i giudici dovessero pronunciarsi contro, il presidente si troverebbe costretto a fare marcia indietro.














