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31 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:53

Ha rivoluzionato il calcio italiano ed è stato il front man delle fortune in politica di Silvio Berlusconi: i trionfi dell’uomo di Fusignano, che dal 1987 al 1991 portò in dote a Milanello due Coppe dei Campioni, due Intercontinentali, due Supercoppe Uefa, uno scudetto e una Supercoppa di Lega, furono sicuramente il motore dell’ascesa del Cavaliere. Arrigo Sacchi compie 80 anni il 1° aprile e non è uno scherzo: come lui, altri personaggi celebri del calcio, vedi Giancarlo Antognoni, Roberto Carlos, Clarence Seedord, Roberto Pruzzo e Alberto Zaccheroni, quest’ultimo uno dei discepoli più devoti dell’ex rappresentante di scarpe per l’azienda di famiglia.

Un passato da mediocre difensore di Fusignano e Baracca Lugo, una carriera di allenatore iniziata a Fusignano nel 1973, fino al 1987 guida Alfonsine, Bellaria, Cesena (Primavera), Rimini, Fiorentina (giovanili) e Parma, dove nel biennio 1985–1987 seduce Berlusconi: re Silvio mette alla porta Nils Liedholm e gli affida il Milan. Il 1987 è l’anno decisivo: Arrigo sbarca a Milanello e fa la rivoluzione, grazie alle idee ispirate dal calcio olandese, ai metodi di allenamento innovativi – i famosi coni colorati usati in campo al posto del pallone – e al pugno di ferro del Berlusca che lo impone quando, all’inizio, i risultati sono altalenanti. Sacchi è stato innovativo anche per le novità apportate al vocabolario calcistico: le “diagonali”, l’”intensità”, le “ripartenze” hanno il suo copyright, anche se riguardo le ultime si potrebbe obiettare che trattasi del vecchio contropiede all’italiana in versione moderna. L’uso del fuorigioco è un altro principio tattico riconducibile a Sacchi, ma pure qui, per dovere di cronaca, va ricordato che il primo a proporlo fu il brasiliano Vinicio negli anni Settanta a Napoli, mentre il pioniere del possesso palla fu, a Terni, Corrado Viciani.