Rischio caos e paralisi della giustizia penale a causa della prossima entrata in vigore del gip collegiale, introdotto dalla legge Nordio. A lanciare l'allarme è Ezia Maccora, presidente dei gip al tribunale di Milano, con un articolo pubblicato su Questione Giustizia. Se, la norma come previsto, entrerà in vigore il 25 agosto prossimo," a risorse invariate, bloccherà del tutto il funzionamento della giustizia penale", scrive Maccora. Problematica soprattutto sarà la gestione dei tempi di emissione delle misure cautelari dei reati del codice rosso "che rischiano inevitabilmente di allungarsi". Perché “se neanche un tribunale metropolitano come quello milanese può reggere l'impatto di una riforma così dirompente, immaginiamo cosa accadrà negli uffici medio-piccoli che costituiscono la maggioranza degli uffici giudiziari nel nostro Paese. Sarà inevitabile da un lato il rallentamento dei tempi necessari per la valutazione cautelare da parte del gip collegiale dall’altro sarà quasi impossibile riuscire a mantenere i livelli e i tempi di definizione dei procedimenti fino a oggi garantiti”.

Nel testo della presidente dell’ufficio milanese si spiega la sua posizione sulla legge n. 114 del 9 agosto 2024 che, tra le altre cose, prevede “l’introduzione del gip collegiale (nuovo articolo 328, comma 1-quinquies c.p.p.) che assegna al giudice per le indagini preliminari in composizione collegiale la competenza esclusiva per decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere o misure detentive provvisorie (nuovo articolo 313, comma 1, c.p.p.), anche quando tale applicazione segue l’interrogatorio preventivo (articolo 291, comma 1-quinquies, cpp) o eventuali aggravamenti di misure cautelari non detentive già applicate con quelle custodiali (con un’interpolazione dell’articolo 299, comma 4, c.p.p.)”. Una novità, nelle intenzione del ministro, che darebbe maggiore garanzia rispetto al singolo giudice. "Nessuna riflessione di carattere sistematico si ritrova però - nella relazione illustrativa della legge- in relazione alla scelta di affidare il giudizio cautelare a un collegio di giudici (nonostante l’architettura processuale preveda il giudizio cautelare collegiale in fase di riesame) in un sistema processuale che affida il giudizio di merito, per condanne fino a dieci anni di reclusione, a un giudice monocratico, oltre che per qualsiasi tipologia di reato quando il procedimento è definito dal giudice dell’udienza preliminare”, nota Maccora.