TREVISO - Prima di tutto viene il bene di Alice. È il principio cardine che dovrà seguire il giudice Roberto Favaro Morosini nello sciogliere la riserva su un caso di due genitori divisi sulle cure per la loro figlia di 23 anni, gravemente malata dalla nascita e ora ricoverata nell'ospedale Ca' Foncello di Treviso. Da una parte c'è la madre, difesa dall'avvocata Patrizia Macai, che vuole riportare Alice a casa. Dall'altra c'è il padre, neo pensionato, assistito dall'avvocato Maria Cristina Cola, che ritiene invece che la cosa migliore per la figlia sia essere seguita da una struttura sanitaria adeguata e attrezzata per assisterla 24 ore su 24.
In mezzo c'è una causa di separazione tra i due, che si sovrappone alla pratica in mano al giudice tutelare e che sta creando non pochi problemi al tribunale di Treviso, chiamato a decidere le sorti della ragazza, affetta fin dalla nascita dal citomegalovirus, che ne ha compromesso l'esistenza, tanto che il quadro clinico attuale parla di encefalopatia, crisi epilettiche, insufficienza renale e nutrizione artificiale. Con il rischio concreto di un peggioramento improvviso.
La madre di Alice si sta battendo da tempo per poter accudire la figlia a casa. Lo aveva fatto da sempre. Almeno fino a quando ha perso la qualifica di amministratrice di sostegno della 23enne. Già, perché il tribunale di Treviso ha affidato la gestione sanitaria ed economica della giovane all'avvocato Maddalena Manabello, nominata amministratrice di sostegno dopo che il padre aveva scoperto alcune condotte non corrette della donna.







