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Domenica la polizia israeliana ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa di raggiungere la basilica del Santo Sepolcro, che si trova nella Città Vecchia di Gerusalemme, e di celebrare la tradizionale messa per la domenica delle Palme, una festa della tradizione cristiana. Le autorità della Chiesa hanno detto che è la «prima volta da secoli» che questo succede e la cosa ha assunto subito una certa rilevanza a livello internazionale. Per tutta la giornata ci sono state molte critiche nei confronti di Israele, e solo in tarda serata il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dato ordine di permettere da subito a Pizzaballa di accedere alla basilica.
Nel pomeriggio Netanyahu aveva giustificato la decisione facendo riferimento a recenti attacchi iraniani, dicendo che l’accesso ai siti religiosi era stato bloccato per i fedeli di tutte le religioni e che non c’era «alcuna cattiva intenzione».
Nel corso della giornata il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani aveva annunciato che avrebbe convocato l’ambasciatore di Israele per avere chiarimenti, definendo la decisione israeliana «inaccettabile». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un comunicato l’aveva definita «un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa» e ha telefonato a Pizzaballa. Anche il presidente francese Emmanuel Macron aveva criticato la decisione di Israele, dicendo che «si aggiunge al preoccupante aumento delle violazioni dello statuto dei luoghi santi di Gerusalemme». Pizzaballa aveva commentato la decisione nel pomeriggio di domenica, dicendosi dispiaciuto per quelli che aveva definito «dei fraintendimenti» con la polizia israeliana.












