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Jannik ha messo in moto l’onda azzurra dello sport. Ora Monte Carlo, poi gli Internazionali 50 anni dopo Panatta

«Bez, Kimi, Italia». La dedica sulla telecamera spiega cos'è Sinner per lo sport: un traino irresistibile. Ha cominciato nel tennis, quando i suoi colleghi azzurri si sono chiesti «se ce l'ha fatta lui, perché noi no?» e da lì hanno cominciato a occupare la classifica. Poi l'effetto Jannik ha cominciato ad uscire dal suo mondo, e quella scritta lo dimostra. Ora tocca al calcio, e per questo l'ennesimo tonfo produrrebbe stavolta un boato.

Erano le due di notte qui da noi quando Jannik è diventato l'ottavo tennista della storia a vincere Indian Wells e Miami, la serie del Sunshine Double. Lo ha fatto con un'altra vittoria in due set (la diciassettesima di fila nei Masters 1000), con un doppio 6-4 che è l'ennesimo risultato del suo mantra: lavoro e sacrificio. Il marchio di fabbrica editato da tutti coloro che stanno portando il tricolore nel mondo. E non solo in auto e moto, ma anche alle Olimpiadi invernali piuttosto che ai Mondiali indoor di Atletica: è la nostra età dell'oro, con il riflesso rosso di Sinner.