A distanza di dieci anni dalla partecipazione ad X Factor, Roshelle ha pubblicato il suo primo disco. “Mangiami pure”, questo il titolo dell’album, è un progetto che unisce atmosfere synth pop, incursioni nell’alternative rock e sfumature indie. All’interno dei nove brani, Roshelle racconta il “limbo” di un suo amore (“quella situazione in cui sai che vuoi dare un taglio ad una situazione in cui ti trovi”), fa i conti con i sensi di inadeguatezza provati (“sono partita spesso, mi sono allontanata da Milano, dall’Italia in generale”) e scopre le sue potenzialità autorali, che non amano lo standardizzarsi con le classiche sequenze di un brano. In occasione dell’uscita di “Mangiami pure” Roshelle ha raccontato, a FqMagazine, la genesi del progetto.

Nella copertina del disco guardi un cioccolatino: perché?

Uno dei concetti che mi ha aiutato a spiegare meglio le sensazioni delle canzoni dell’album è la casa in miniatura, il sentirsi inscatolati in delle mura. La casa la soffro molto. Avere un tetto sulla testa è come se bloccasse i miei pensieri, certe volte. D’altro canto, la presenza dei cioccolatini, ho voluto esplorarla come esagerazione. Ovvero non di una cosa tenera, bella, buona e appetitosa, bensì del mangiarseli tutti e di star male poi. Quindi “Mangiami pure” è un invito alle mie passioni a prendersi gioco di me, di impossessarsi completamente della mia persona e di non lasciarne nulla. La cucina in realtà è il luogo in cui si può consumare tutto ciò: con la copertina ci si sente inscatolati perché abbiamo distrutto le pareti di questa casetta in miniatura, e poi abbiamo messo un piccolo cioccolatino simbolico.