Prima un avvertimento agli Stati Uniti, poi un avvertimento agli imprenditori della stessa Cina.

La decisione delle autorità di Pechino di impedire a due co-fondatori della startup di intelligenza artificiale Manus di lasciare il Paese è un episodio chiave, incastonato all'interno dell'ormai strutturale competizione tecnologica globale tra Cina e Stati Uniti.

L’affare tra Manus e Meta, un caso politco

Come riportato dal Financial Times, l'amministratore delegato Xiao Hong e il responsabile scientifico Ji Yichao sono stati convocati a Pechino per un incontro con la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, per poi essere successivamente informati che non potevano lasciare il territorio nazionale.

Il tutto accade mentre è in corso una revisione sull’acquisizione di Manus da parte del colosso statunitense Meta, in un affare da circa 2 miliardi di dollari. Formalmente, si tratta di un’indagine legata a possibili violazioni delle normative sugli investimenti esteri e sui controlli all’esportazione, ma dalla vicenda sembra arrivare un segnale politico molto più ampio.