Sarajevo - O tutto, o niente: l'equivalente dell'all-in al tavolo del poker, che al tirare delle somme è la vera specialità della casa di Sergej Barbarez, con tutto il rispetto per il suo prestigioso ruolo di ct della Bosnia. A Zenica martedì sera contende il pass per il Mondiale in una sfida secca all'Italia e per il competitor di Rino Gattuso sarà il remake di tante battaglie affrontate - e spesso vinte - calando le carte giuste al tavolo verde, dove l'indecifrabile guru di Mostar può vantare una sorprendente carriera da giocatore professionista (dal 2010).

Dalle World Series di Las Vegas (piazzamento da diciannovesimo posto) alla resa dei conti crudele e senza prova di appello del Bilino Polje Stadion. L'analogia non stride e viceversa ci sta tutta, perché gli spareggi sono come l'ultima mano della serata: chi l'indovina spazzola il piatto, chi perde esce dalla partita con le ossa rotte. Il brivido può essere insomma lo stesso, mentre cambiano necessariamente physique du role e look: ché in panchina con occhiali verdi a specchio e di notte non si può andare.

Ex calciatore

Barbarez aveva messo una pietra sopra al pallone, dopo quindici stagioni anche ruggenti tra Hannover, Union Berlino, Borussia Dortmund, Amburgo e Leverkusen, con una parentesi francese nel Sochaux. Ma si è riavvicinato al suo primo amore a 53 anni e confessa di averlo fatto solo perché non si può dire di no alla Nazionale del proprio paese: un'alta fedeltà peraltro già dimostrata da calciatore, quando nella precedente vita da bomber aveva rinunciato per amore di patria alla cittadinanza tedesca.