Vostro onore balla il Tango. La prima riunione del comitato direttivo centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati successiva alla vittoria del No al referendum ha avuto due momenti decisivi, un atto di dimissioni e un’acclamazione. Le dimissioni che contano non sono quelle del presidente uscente, Cesare Parodi, che le aveva annunciate e le ha formalizzate. «La vittoria è una delega forte dai cittadini, ma non in bianco. La fiducia non è più scontata e dobbiamo meritarla. Servono segnali concreti e una distanza chiara dall’opacità e contro i personalismi». Questo il suo testamento spirituale.

Parole al vento: i presenti annuiscono ma sanno poi che faranno come sempre e le pratiche consociative perdureranno. Ringraziamenti per chi se ne va, lasciando il posto a una figura più tosta e organica al sistema che, in previsione della nomina, non ha condannato i cori anti-Meloni e anti-toghe per il Sì della Procura di Napoli all’indomani della vittoria, come invece il dignitoso Parodi, liberatosi del peso della presidenza, ha fatto. Le dimissioni vere, che sono uno schiaffo in faccia all’Anm, sono quelle di Natalia Ceccarelli, magistrata per il Sì, esponente di Articolo 101, la quinta corrente dell’Associazione, quella che non conta nulla e non ha cariche.