A vederla dalla Cina, la guerra in Medioriente sembra lontana. Benché la Cina dipenda dal petrolio iraniano, infatti, non ci sono ancora conseguenze significative sulle abitudini e i consumi delle persone, per cui anche tra i corridoi della fiera Art Basel Hong Kong, in corso fino a domani, gli effetti per il momento non si sono sentiti. Anzi, c’è aria di ripresa rispetto al rallentamento degli ultimi due anni, secondo un trend che si è palesato a livello globale già nella seconda metà del 2025. È vero che Art Basel Hong Kong è una fiera “lenta”, come oramai un po’ tutte le fiere, in cui collezionisti e acquirenti riflettono, studiano, devono conoscere la galleria (lo sanno bene i galleristi italiani che da anni la frequentano), per cui il bilancio si farà alla fine, ma già nelle prime ora ci sono stati segnali positivi. Gli operatori hanno apprezzato le conversazioni con un pubblico di livello e hanno anche venduto. “Nella fascia di prezzo più contenuta, nella quale operiamo noi, la crisi non si sente” ha commentato Simon Wang di Antenna Space di Shanghai, che proprio in questi giorni ha aperto uno spazio permanente a Hong Kong, spinto da due motivi: la censura che incontrano alcuni suoi artisti nella Cina continentale e le difficoltà nelle importazioni.