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Vi sembra normale che l'Europa su tutto quanto sta avvenendo oggi nel mondo, e in particolare in Medio Oriente, faccia la parte dell'imboscata? A me, devo dire la verità, non stupisce affatto. Del resto cosa vuoi aspettarti da una istituzione come l'Unione europea che sembra ormai sul punto di colare a picco, travolta dai venti della Storia che non è in grado di governare? Per questo, il paragone con il Titanic che sta al centro dell'ultimo libro di Giulio Meotti, Titanic Europa. La fine misteriosa dell'Unione europea, appare perfetto. Il titolo non è un vezzo giornalistico, è una sentenza. L'Europa non sta andando verso il disastro, c'è già dentro. Per Meotti, l'Ue appare come un ibrido fallito. Un terribile Leviatano senza muscoli (basta vedere come sia incapace di intervenire anche in qualsiasi scenario di guerra), e una burocrazia che strangola la libera iniziativa senza essere in grado di fare qualcosa di positivo per i suoi «sudditi». Per Meotti, però, il problema principale non è l'economia, o la geopolitica, quelle sono conseguenze di un problema molto più radicale che lui, riprendendo l'espressione di Roger Scruton, chiama oikofobia: il rifiuto di sé, l'imbarazzo per la propria civiltà. E Meotti mette in relazione questa oikofobia con il lassismo nei confronti dell'immigrazione incontrollata di origine islamica che negli ultimi decenni ha cambiato il volto dell'Europa. Passare in rassegna il numero di grandi città europee che hanno lasciato interi quartieri in mano alla sharia è qualcosa che fa impressione. Del resto, una cultura che non crede più in se stessa è naturale che si faccia colonizzare. Un continente che ama i suoi potenziali carnefici tanto da avere voluto rimuovere dalla propria storia non solo le radici cristiane, ma in particolare quelle giudaiche. L'odio per gli ebrei in Europa è infatti un fenomeno in crescita vertiginosa.