Approvata la mozione del Ghana, si astengono tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea e il Regno Unito. Contrari Usa, Israele e Argentina

Un frame del film Amistad

La tratta transatlantica degli schiavi non è più soltanto una cicatrice della storia, ma è stata ufficialmente definita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite come “il crimine più grave contro l’umanità della storia”. Si tratta di una risoluzione destinata a lasciare un’impronta profonda, e la stessa geografia del voto racconta una storia a sé stante: 123 voti a favore, 52 astensioni — tra cui spiccano tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea, Italia inclusa, e il Regno Unito — e tre voti contrari, quelli di Stati Uniti, Israele e Argentina.

Già solo questi numeri dicono moltissimo, non solo per la forza simbolica della maggioranza, ma per il peso politico di chi ha esitato o si è opposto. Proprio all'interno di quel blocco di rifiuti e astensioni emerge infatti una tensione ancora irrisolta tra il riconoscimento storico e la responsabilità morale, tra il dovere della memoria e le sue conseguenze concrete.

In fondo, i Paesi che hanno organizzato, sfruttato economicamente e gestito la schiavitù non hanno avallato la sua classificazione come crimine contro l’umanità, adducendo varie ragioni, tra cui il fatto che anche altre culture abbiano praticato la schiavitù in epoca moderna, come i Paesi musulmani.