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28 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:56
“A tua chapo come stai”. “Bene”. “Io o potato 30 cala se ti serve uno e tuo… vindimi u ferru e io ti do uno dei miei”. Al di là degli errori grammaticali commessi dagli indagati nelle chat criptate, avveniva così la trattativa per l’acquisto di armi nell’ambito della cosca Molé. I “cala”, infatti, sono i kalashnikov e Salvatore Infantino detto “Testazza” nel febbraio 2021 era pronto a cederne “uno dei miei” per un “ferru”, una pistola “Sig Sauer calibro 357 munita di due serbatoi” che il suo interlocutore gli aveva mostrato attraverso la piattaforma criptata Ski-Ecc.
La Dda di Reggio Calabria e la guardia di finanza hanno scoperto un vero e proprio supermarket delle armi. Non solo da guerra (25 fucili, di cui 17 kalashnikov e 4 pistole mitragliatrici), ma anche armi comuni da sparo (8 fucili e 6 pistole) e armi clandestine (9 fucili, 6 pistole, 70 munizioni, 7 bombe a mano). “Nuovi arrivi dal ragioniere”, si legge in uno dei messaggi criptati finiti nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di tre soggetti, uno dei quali è Infantino, cui il procuratore Giuseppe Borrelli, l’aggiunto Stefano Musolino e il pm Lucia Spirito contestano anche l’aggravante mafiosa perché “era assolutamente funzionale al rafforzamento militare e alla conservazione del potere politico criminale della cosca Molé”.








