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Mentre Salis ha fatto la comparsa sull’isola con agevole arrivo e ripartenza in aereo, altri attivisti sono stati fermati e interrogati dalle autorità

Gli esponenti italiani della Flotilla di Cuba, tra cui Ilaria Salis, hanno fatto parte della spedizione aerea, quella più “signorile” e meno rischiosa, nonché inutile per il senso che dovrebbe avere questo convoglio. Difatti sono atterrati comodamente a L’Avana e da lì sono ripartiti in aereo. Una spedizione che ha alimentato polemiche anche tra i cubani per il comportamento degli attivisti. Solo una parte degli esponenti della Flotilla ha fatto ciò che era stato annunciato, ossia arrivare sull’isola in barca, con tutti i rischi del caso, per “rompere” l’embargo americano. E, infatti, una parte degli attivisti è stata fermata negli aeroporti di ripartenza a Panama e Miami.

Nello Stato Sudamericano è stato fermato il brasiliano Thiago Avila, che stava facendo ritorno nel suo Paese di origine. La notizia è stata confermata dai canali di comunicazione della rete degli attivisti, secondo i quali Avila è stato interrogato per 6 ore prima di essere rilasciato e autorizzato a rientrare in Patria. Avila è uno degli attivisti più noti della Flotilla, uno dei volti di punta anche di quella di Gaza. Per altro, ha anche partecipato ai funerali di Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah ucciso in un attacco israeliano.