Una sopravvissuta, Chiara Mocci, la professoressa accoltellata ieri, mercoledì 25 marzo, da un suo alunno di terza media a Trescore, in provincia di Bergamo. Ha rischiato di morire a causa delle ferite. Ma si è salvata, sta meglio ed è fuori pericolo. E ora, il giorno successivo a quell'insensato orrore, dopo essere stata trasferita dalla Terapia intensiva ai reparti dell'ospedale Papa Giovanni di Bergamo, ha scelto di parlare. Lo ha fatto con una lettera aperta, diffusa tramite il suo avvocato, Angelo Lino Murtas. Una lettera di cui vi proponiamo il contenuto integralmente.
A tutti voi,
adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine, familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà. Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine.
Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi. In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare.










