La mamma del piccolo Domenico, la signora Patrizia Mercolino, entra in redazione, mi tende la mano, non c’è bisogno di dire niente, la abbraccio e la invito in sala riunioni. Con lei ci sono la figlia di 6 anni e il marito Antonio Caliendo, hanno tutti un velo nello sguardo, l’anima scartavetrata dalla scomparsa di una creatura di 2 anni, un trapianto possibile diventato un incubo che non passerà mai. Ci siamo dati appuntamento qui a Libero grazie al cuore grande dei lettori che hanno partecipato alla sottoscrizione aperta dal nostro giornale per questa famiglia, la memoria di un bimbo a cui è stato strappato il respiro del domani in una sala operatoria dell’ospedale Monaldi, in una sequenza di eventi e di spaventi da romanzo nero. Napoli-Milano, Nord-Sud, italiani. Abbiamo dato una mano alla nascita della Fondazione Domenico Caliendo, 38mila euro raccolti in poco tempo. Invito Patrizia nella sala riunioni del giornale, parleremo di una storia dura, cupa, disperata e colma d’amore. Ne sono uscito, ancora una volta, sommerso e salvato, perduto e ritrovato. Domande, risposte, dilemmi, il mistero della vita e della morte. Questo è il nostro dialogo.

Signora Patrizia, è passato un mese...