Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Nel brano "Days we left behind" il Beatle si racconta prima dei Beatles
Tutti sempre a dire, massì dai, dopo i quarant'anni un artista si ripete e basta, non ha più nulla di nuovo da dire, l'ispirazione si secca e tutti quei luoghi comuni. Figurarsi poi un Beatle, uno che a vent'anni era già il re del mondo e a quaranta aveva visto e rivisto tutto il mondo. Poi ascolti Days we left behind, chitarra acustica e voce esile, e capisci perché Paul McCartney è il cantautore vivente di maggior successo al mondo e lo conoscono, lo riconoscono e lo amano dagli Appennini alle Ande isola comprese. "Guardando ai ricordi in bianco e nero del mio passato, bar fumosi e chitarre economiche ma nulla costruito per restare" canta all'inizio di quello che è il suo viaggio più personale indietro nel tempo, così tanto indietro da arrivare agli anni Cinquanta, a quando Liverpool rifiatava dopo la guerra e lui tratteneva il respiro prima della grande corsa. Atmosfera. Emozione. Sontuoso lavoro per sottrazione.









