VENETO - Sommati l'uno all'altro, sono quasi 600 emendamenti: 400 del Partito Democratico, 154 di Alleanza Verdi Sinistra, 12 di Azione, 14 delle Civiche e 15 del Movimento 5 Stelle. Ma sono in particolare le due proposte depositate dall'intero intergruppo di centrosinistra a costituire l'ossatura della contro-manovra di bilancio "Creiamo futuro, davvero!": da una parte, la completa riscrittura del Documento di economia e finanza regionale; dall'altra, l'introduzione dal 2027 dell'addizionale Irpef per i redditi superiori a 50.000 euro.
«Con un prelievo limitato al 7% dei contribuenti, che per un imponibile di 55.000 euro l'anno significherebbero 9 euro al mese, otterremmo 210 milioni da destinare a priorità come la casa, i giovani, il sociale, l'ambiente, l'economia», ha spiegato il presidente Giovanni Manildo (Pd). «Interventi di cui il Veneto ha un estremo bisogno, ma che sono stati bloccati dalla narrazione di una Regione "tax free", quando invece fra gli scorsi due anni e i prossimi tre i veneti sono stati chiamati a pagare 217 milioni per il buco della Pedemontana», ha aggiunto la vice Elena Ostanel (Avs).
La molla che ha fatto scattare l'opposizione è rappresentata dai 56.000 neolaureati e neodiplomati che hanno lasciato il Veneto dal 2011 al 2024. «I giovani - ha detto Manildo - chiedono di agire sul costo della vita, sul divario salariale rispetto all'estero, sulla stabilità contrattuale. Ma il Defr predisposto dalla giunta Stefani non dà risposte a queste domande, mancando anzi di coraggio e innovazione. In campagna elettorale qualcuno parlava di "Stefanildo", individuando una certa visione comunale fra centrodestra e centrosinistra, ma noi diciamo con chiarezza che dobbiamo trattare in modo diverso la fiscalità. Altro che "tax free", per 15 anni le mani sono state messe eccome nelle tasche dei cittadini, anche se in modo indiretto e occulto come vediamo ad esempio con l'Irap per la Pedemontana e il ricorso dei pazienti alla sanità privata».






