PADOVA - Si è tenuto tutto dentro per sette anni. Ha coltivato i sospetti, ha cercato le prove, ha pagato gli avvocati. Non è riuscito ad avere giustizia e adesso, alla vigilia del tragico anniversario, l’imprenditore padovano Daniele Guarniero sente di non aver più nulla da perdere. Risponde al telefono e lancia un’accusa pesante come un macigno: «Mio fratello è stato ucciso da due sicari nelle Filippine e io credo che sua moglie sia responsabile. Dietro c'erano motivi economici».
Prima di ascoltare lo sfogo bisogna riannodare il filo. Andrea Guarniero aveva 49 anni. Campione d’Italia di rugby a livello giovanile, dopo aver guidato a lungo l’azienda Multichimica di Mestrino nel 2014 aveva deciso di lasciare tutto per farsi una nuova vita nelle Filippine sposando una donna del posto, Cyril. Si era inserito nel mondo immobiliare e aveva acquistato un terreno per costruire un resort davanti alla barriera corallina. Il 28 marzo 2019 due uomini lo hanno atteso davanti a casa nella città di Dauin, isola di Negros. Gli hanno sparato più volte fino ad ucciderlo e sono spariti nel nulla.
Daniele, cosa resta sette anni dopo?
«Una ferita ancora aperta. Impossibile guarirla perché parliamo di un fatto estremamente doloroso ma soprattutto di un caso irrisolto».







