«Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande». Sono le prime parole che Chiara Mocchi, la prof accoltellata ieri a Trescore balneario da un suo studente di terza media, affida a una lettera dettata al suo legale Angelo Lino Murtas dal letto dell'ospedale.

In uno scritto (in inglese) tutte le ragioni dell’aggressione: “Ucciderò la mia prof”

«Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori», ha osservato Chiara Mocchi.

E conclude: «A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie. Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora».

Bergamo, il video dell'accoltellamento ripreso dal cellulare dello studente