La nuova crisi del Medio Oriente infiamma i rendimenti dei titoli di Stato in tutta Europa, ma in Italia si fa sentire di più.

Alla chiusura di venerdì 20 marzo, al 3,96%, il BTp a 10 anni è arrivato 68 punti base sopra ai livelli registrati il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. Nelle stesse tre settimane il Bund è salito di 40 punti, il decennale francese di 54 e quello spagnolo di 52: effetti minori di quelli italiani si sono sentiti poi in Irlanda (+40), Olanda (+42), e anche nei periferici Portogallo (+52) e Grecia (+64 ). Per incrociare un’impennata più decisa bisogna uscire dall’Unione europea e andare a Londra, dove a marzo il Gilts a 10 anni ha guadagnato lo 0,77%, quasi il doppio dei 41 punti base maturati dai Treasury Usa.

La corsa italiana si riflette inevitabilmente nel quadro aggiornato dello spread: salito di 28 punti per i BTp, contro l’aumento di 14 punti registrato dagli Oat francesi e di 12 dai Bonos spagnoli.

Le ragioni del primato sono nei fattori strutturali che indeboliscono un’economia più esposta di altre ai rincari dell’energia e conti pubblici schiacciati da un debito/Pil superiore di 48 punti alla media Ue: elementi che tornano a farsi sentire, dopo mesi di relativa tranquillità, proprio alla vigilia di un nuovo programma di finanza pubblica destinato a certificare la probabile flessione di obiettivi di crescita già modesti e la tensione su un bilancio alle prese con sfide complicate.