La riprogrammazione dei fondi di coesione si chiude a 34,6 miliardi di euro e l’Italia si pone al secondo posto, con una rimodulazione complessiva da 7 miliardi. I risultati, illustrati ieri a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione europea e commissario per la Coesione, Raffaele Fitto, si riferiscono al riesame intermedio che era stato lanciato un anno fa con l’obiettivo di spostare una parte delle risorse del ciclo 2021-2027 su nuove priorità strategiche, anche alla luce della guerra in Ucraina e dei mutati contesti geopolitici.

«I fondi riprogrammati - ha detto Fitto - non rappresentano proiezioni o impegni sulla carta: sono risorse reali già utilizzabili da Stati membri e regioni. Riflettono decisioni concrete prese guardando ai territori e scegliendo dove investire per il futuro. Questo dimostra come la politica di coesione possa adattarsi rapidamente a nuove priorità, restando ancorata allo sviluppo territoriale». Diversi Paesi, «in particolare nel Nord e nell’Est Europa, hanno destinato quote rilevanti a difesa e sicurezza», ha evidenziato Fitto, indicando che le riprogrammazioni più alte sono state effettuate «dalla Polonia con 8 miliardi, fortemente orientati alla difesa, anche per la sua posizione geografica; dall’Italia con oltre 7 miliardi; poi dalla Spagna con 3,2 miliardi; dal Portogallo con 2,5 miliardi; dalla Germania e dalla Grecia con quasi 2 miliardi ciascuna».