Ventidue ore di passione. Poi la resa. Daniela Santanchè si dimette da ministro del Turismo alle 18. «Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione». Se ne va con una lettera d’addio pubblica, indirizzata a Meloni e data in pasto alle agenzie di stampa dopo aver a lungo rimuginato nel “bunker” del ministero di via Villa Ada.

Obbedisce la “Pitonessa” come Garibaldi agli ordini dei Savoia. «Non ho difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri». Segue chiusa a effetto. «Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».

Ventidue ore sono trascorse dalla nota con cui la premier ha messo alla porta la ministra di Fratelli d’Italia indagata per falso in bilancio e truffa aggravata ed ecco la resa messa per iscritto. È la terza pedina a cadere dopo il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi. La terza “vittima” del terremoto referendario. La “Santa” si fa da parte ma si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Anzi, macigni.