PADOVA - Quella notte del 29 ottobre di due anni fa la ballerina di lap dance Melissa Machado Russo di 30 anni, detta “Mel”, ha partorito e poi affogato nel water la sua bambina. Accusata di omicidio volontario, e non di infanticidio come voleva la difesa per ridurle la pena, ieri davanti ai giudici della Corte d’Assise di Padova è stata condannata a 16 anni di reclusione. Il pubblico ministero Sergio Dini, titolare delle indagini, era stato più indulgente della presidente Mariella Fino, chiedendo 14 anni di carcere.

In aula Melissa (papà italiano ex carabiniere e mamma brasiliana), dall’inizio del processo, non si è mai presentata. Non ha mai voluto fornire la sua versione dei fatti. Attualmente abita con la famiglia a Cassano delle Murge, in provincia di Bari, e deve osservare la misura restrittiva dell’obbligo di dimora. Fino a quando la condanna non sarà definitiva, potrà evitare la cella. «Mi riservo di presentare una domanda d’appello. Prima devo leggere le motivazioni della sentenza che saranno depositate tra 90 giorni» ha dichiarato l’avvocato difensore Marco Gianese. Unico punto a favore della ballerina di lap dance è stato il riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti, permettendole così di avere uno sconto di un terzo della pena.