Icerotti impiegati per la terapia ormonale sostitutiva (Tos) nelle donne in menopausa potrebbero, nel prossimo futuro, essere utilizzati anche contro il tumore della prostata. Uno studio durato oltre tre anni e condotto nel Regno Unito da Ruth Langley e colleghi dello University College London su 1.360 uomini con tumore della prostata localmente avanzato (non diffuso in altri organi) mostra che questo trattamento è efficace quanto la terapia standard di deprivazione androgenica (Adt), e che ha un impatto minore sulla qualità di vita. I risultati sono pubblicati sul New England Journal of Medicine.
Tumore della prostata: +55% di uomini vivi dopo la diagnosi in 10 anni
06 Marzo 2026
Due diversi meccanismi di azione
Dal momento che il testosterone è un “carburante” del tumore della prostata, la soppressione androgenica è fondamentale nella gestione della malattia, in particolare di quella avanzata. Attualmente, il metodo più comune per ottenere la soppressione androgenica è l'impiego degli analoghi LHRH (somministrati tramite iniezione), con effetti avversi che possono includere disfunzione erettile e perdita di massa muscolare. Poiché questi farmaci riducono anche gli estrogeni (che negli uomini sono sintetizzati a partire dal testosterone), causano anche altri eventi avversi simili a quelli delle donne in menopausa, come aumento del rischio di osteoporosi e fratture, vampate di calore, iperlipidemia e aumento dei livelli di glucosio. Un altro modo per ottenere la riduzione del testosterone è quello di fornire estrogeni dall’esterno, che agiscono attraverso un meccanismo completamente diverso che coinvolge ipotalamo e ipofisi.







