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La guerra in Iran riporta l'incertezza al centro dello scenario economico e costringe la Bce a tenersi pronta a intervenire. "I contorni restano poco chiari", ha avvertito la presidente Christine Lagarde, indicando nello shock energetico il principale rischio per inflazione e crescita e ribadendo la massima flessibilità sulle prossime mosse. Parlando a Francoforte, Lagarde ha sottolineato come l'evoluzione del conflitto renda difficile delineare prospettive affidabili. Molto dipenderà dall'intensità e dalla durata dello shock: se contenuto, l'impatto potrebbe essere limitato, ma in caso contrario la trasmissione all'economia rischia di accelerare. La linea dell'Eurotower resta chiara: nessuna decisione senza dati sufficienti, ma neppure immobilismo. L'obiettivo del 2% di inflazione "resta incondizionato" e, se le deviazioni dovessero diventare significative e persistenti, la risposta sarà "sufficientemente forte o prolungata" per evitare effetti duraturi sulle aspettative.

Rispetto al passato, però, la Bce parte da una posizione più solida: inflazione vicina al target, aspettative ben ancorate e politica monetaria su livelli considerati neutrali. Da qui la scelta di un approccio "riunione per riunione", senza vincoli preventivi. "Siamo pronti ad agire in qualsiasi momento", ha ribadito Lagarde, rivendicando la necessità di mantenere piena agilità. Accanto alla politica monetaria, un ruolo decisivo spetterà ai governi. Interventi mirati possono attutire l'impatto dello shock, mentre misure generalizzate rischiano di alimentare la domanda e quindi l'inflazione. L'aumento dei prezzi dell'energia, ha osservato Lagarde, equivale di fatto a una tassa per l'Eurozona e dovrà essere assorbito tra imprese, lavoratori e finanze pubbliche.