Basta con l’espressione “sale quanto basta”. Il sale non è una commodity indifferenziata ma un prodotto che ha caratteristiche anche sensibilmente diverse e va valorizzato in funzione delle sue qualità ma anche in rapporto al suo ruolo multifunzionale: le saline sono luoghi di attrazione turistica e di presidio del territorio e della biodiversità.
Riconoscere la salicoltura come attività agricola
E’ quanto è emerso a Roma dagli Stati Generali della Salicoltura che si sono tenuti nella sede nazionale di Confagricoltura. La principale richiesta che è emersa dai produttori e dalla filiera è quella del riconoscimento della salicoltura di attività agricola. Imprimatur che dovrebbe venire dal ministero dell’Agricoltura e che consentirebbe alle imprese di accedere agli aiuti del Fondo anticalamità previsto a favore delle aziende agricole oltre che al relativo regime fiscale agevolato.
In Francia col riconoscimento accesso ai fondi anticalamità
Un esempio in questo senso è venuto dalla Francia dove il settore conta su un fatturato di 65 milioni di euro e 1.200 addetti e dove la “coltivazione del sale” (che è quella in mare ed è diversa dall’estrazione in miniera da salgemma) è già diventata attività agricola dal 2019. «Grazie a questo riconoscimento – ha spiegato Aude Yvon della Salins du Midi – i lavoratori del sale di Guerande ricevettero aiuti durante le piogge che negli scorsi anni impedirono la raccolta del prodotto. Il riconoscimento ha inoltre garantito una valorizzazione del patrimonio nazionale perché le paludi salmastre sono centrali per la conservazione della biodiversità. A Giraud lo stop allo sfruttamento delle saline in pochi anni ha portato alla desertificazione».






