Il razzo vettore russo Sojuz resta ancora oggi uno dei lanciatori spaziali più affidabili e longevi. È stato progettato alla fine degli anni Cinquanta e lanciato dalla metà del decennio '60, ma la sua tecnologia e le sue caratteristiche derivano da quelle del razzo che lanciò il 4 ottobre 1957 il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1.

Il 23 marzo 2026 il vecchio “Zemiorka”, o “Soyuz 2” nella versione con uno stadio superiore modificato, che sinora ha inviato in orbita di tutto, ha lanciato ciò che gli mancava: i satelliti della società aerospaziale russa Bureau 1440, che punta a creare un sistema globale a larga banda. In pratica, una costellazione satellitare come “Starlink”.

E se quel primo satellite del 1957 non era altro che una sfera di alluminio rinforzato con antenne e ricetrasmittente, questi satelliti sono altrettanto di piccole dimensioni, ma carichi di tecnologia in grado di fare concorrenza alla rete di SpaceX. La costellazione russa rientra nel più ampio progetto Rassvet (Alba), che Mosca intende espandere nei prossimi anni, ed è progettata per garantire accesso alla banda larga su tutto il territorio russo e rappresentare un’infrastruttura strategica autonoma.

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