Con il termine influenza aviaria - di cui oggi è stato identificato il primo caso mai registrato in Italia, dovuto al ceppo meno aggressivo H9N2 - si definisce una infezione virale che si verifica principalmente negli uccelli.

In particolare, gli uccelli selvatici, soprattutto acquatici, spiega l'Istituto superiore di sanità, sono il veicolo principale di diffusione di questi virus, che poi possono essere trasmessi, ad esempio, agli animali da allevamento e, sporadicamente, all'uomo.

I virus aviari hanno una grande capacità di mutare e, recentemente, alcuni di questi ceppi virali sono stati trasmessi anche ai mammiferi, tra cui bovini, e animali da compagnia, in particolare gatti.

Al momento non c'è alcuna conferma della possibilità di una trasmissione da uomo a uomo dei virus aviari ed il rischio di infezione per la popolazione generale, secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), è "basso" e può diventare moderato solo per i lavoratori o altro personale esposto in un allevamento in cui siano presenti casi confermati.

La maggior parte dei virus aviari, in generale, afferma l'Iss, è relativamente innocua per l'uomo, tuttavia qualche ceppo virale può presentare mutazioni che aumentano il potenziale di infettare altre specie, compreso l'uomo.