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Il ministro in Parlamento ha sottolineato che sono emersi “fattori di radicalizzazione multipli” che la minaccia insurrezionalista è “concreta e strutturata”

L’esplosione nel Parco degli Acquedotti di Roma di venerdì non è un segnale da sottovalutare: lo conferma anche il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, durante il question time alla Camera. “Quello che è accaduto pochi giorni fa nel parco degli Acquedotti a Roma potrebbe essere il segnale di un’escalation programmata, di una strategia che mira a colpire le istituzioni, a destabilizzare il tessuto civile, a reclutare nuovi adepti nell’odio anti-sistema, anti-atlantico, anti-sionista”, ha spiegato il titolare del Viminale. Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano sono morti mentre preparavano un ordigno la cui destinazione è ancora ignota.

Appartenevano al cosiddetto “gruppo Cospito” ed erano già noti all’autorità giudiziaria per i loro trascorsi anarchici ma, soprattutto, hanno rilanciato i movimenti in favore dell’anarchico rinchiuso al 41-bis a Sassari. “l quadro tracciato dall’Intelligence si sta delineando sempre più chiaramente: siamo in presenza di fattori di radicalizzazione multipli, che passano dall’opposizione ai provvedimenti legislativi in materia di sicurezza, alle vicende internazionali e culminano nell’incitamento all’azione violenta diretta”, ha proseguito il ministro. Tutto si inserisce in un quadro di violenza sistemica e non isolata, di “sfida allo stato di diritto e alle istituzioni democratiche di questo Paese”. Ed è un allarme che il ministro lancia da tempo: “L’anarco-antagonismo violento non è folklore politico, è una minaccia concreta e strutturata. Oggi quell’avvertimento si è trasformato in realtà”.