"Non c'è alcun allarme in Italia dopo il caso di infezione da virus influenzale A(H9N2) di origine animale (aviaria) a bassa patogenicità identificato in un uomo in Lombardia, il primo caso umano in Ue di questo ceppo: è un caso importato dall'estero e non c'è una trasmissione da uomo a uomo.

E' dunque un caso isolato. Ovviamente il monitoraggio va continuato ma non c'è una situazione di allerta in Italia". Lo afferma all'ANSA l'epidemiologo Gianni Rezza. "A livello mondiale invece - rileva - l'attenzione sui virus aviari e sui virus trasmessi dagli animali deve restare alta, perchè il rischio di un salto di specie è possibile".

L'identificazione di un caso di influenza aviaria H9N2 in una persona proveniente da un paese extra-europeo, spiega Rezza, "non deve allarmarci più di tanto, anche se rappresenta un indicatore indiretto dell'ampia circolazione di questo sottotipo influenzale nella popolazione aviaria, soprattutto in Asia e in Africa occidentale. H9N2 è un virus a bassa patogenicità negli uccelli, è in grado di causare sintomi lievi, e sembra avere una virulenza non particolarmente elevata nell'uomo, sicuramente di gran lunga inferiore a quella di H5N1 o H7N9".

Dalla fine del secolo scorso, sottolinea, "sono stati diagnosticati oltre 170 casi umani del ceppo H9N2 ma la trasmissione interumana non è sinora mai stata identificata, anche per questo non preoccupa l'identificazione di un caso importato nel nostro Paese". Il virus nel corso degli anni, precisa l'esperto, "è andato incontro a mutazioni che ne hanno aumentato l'affinità per i recettori umani, ma non tanto da poter essere trasmesso efficientemente da persona a persona".