Vestire i panni del celebre pugile di Filadelfia gli ha cambiato la vita e lo ha fatto appassionare alla boxe. «Interpretare il ruolo diventato iconico grazie a Silvester Stallone per me, oltre che un orgoglio, è una terapia», confessa Mario Ermito. L’attore pugliese, noto a livello internazionale per la serie spagnola Élite, è protagonista di Rocky – The Musical, proposto dalla Fabrizio di Fiore Entertainment con regia e coreografie di Luciano Cannito. Affiancato dall’Adriana di Giulia Ottonello, da domani a domenica sarà al Teatro Alfieri.

Cosa si vedrà sul palco?

«Prenderà forma una storia di amore, coraggio e riscatto. Una messa in scena dal forte impatto visivo, con musiche dal vivo e canzoni bellissime come le famosissime Eye of the Tiger e Gonna Fly Now. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per tenere lo spettatore incollato alla poltrona, è un frullatore di emozioni, si riflette, si ride, si piange, si sogna e si combatte».

Chi è il suo Rocky?

«Io, più che interpretarlo, lo vivo, perché la sua storia è un po’ la mia. Ho scoperto un’incredibile affinità tra la vicenda che Stallone ha raccontato nella pellicola – ispirata alla sua vita – con quello che è successo a me. Anche a lui nei primi tempi non davano credibilità come attore, così come cercavano di evidenziarne i difetti, cosa che hanno fatto con me. Ho vissuto momenti in cui mi veniva detto di cambiare lavoro, che ero troppo acerbo, sottolineavano che avessi una leggera asimmetria labiale. In più Rocky mi ha fatto scoprire la boxe e mi si è aperto un mondo».