Il mare come spazio di cura, la vela come strumento terapeutico e la natura come alleata del benessere psicofisico. Riparte per il 2026 “Pazienti a bordo”, il progetto di psiconcologia promosso da We Will Care in collaborazione con la Fondazione Centro Velico Caprera, pensato per accompagnare le pazienti oncologiche in un percorso di recupero e rafforzamento personale.

La “psicologia della barca a vela”

L’iniziativa si fonda su un presupposto sempre più supportato dalla letteratura scientifica: stress cronico e infiammazione giocano un ruolo rilevante nei meccanismi di insorgenza e progressione dei tumori. Intervenire su questi fattori significa quindi agire concretamente sulla qualità di vita e sul benessere globale della persona.

Ma perché proprio la barca vela? Perché, spiegano gli esperti, richiede presenza, capacità decisionale e collaborazione, elementi che aiutano le partecipanti a uscire da una condizione di passività per ritrovare un ruolo attivo nel proprio percorso di cura.“Ormai è sempre più evidente quanto la dimensione psicologica incida sui percorsi di cura oncologici – dice Gabriella Pravettoni, ordinaria di Psicologia presso il Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell’Università di Milano e direttrice della Divisione di Psiconcologia dello Istituto Europeo di Oncologia –. Con questo progetto vogliamo offrire alle pazienti uno spazio protetto ma allo stesso tempo sfidante, in cui poter riattivare competenze e fiducia”.