Una fotografia in bianco e nero e due sole, potentissime parole: “Babbo mio”. È l’ultimo saluto, essenziale e carico di affetto, che Amanda Sandrelli ha affidato al suo profilo Instagram per congedarsi dal padre Gino Paoli, scomparso ieri all’età di 91 anni. Un messaggio brevissimo che racchiude il legame profondo con un genitore la cui figura, fin dal primo respiro della figlia, è stata indissolubilmente legata a una delle storie d’amore più discusse, complesse e affascinanti del Novecento italiano.

Il patto sul nome e la nascita in Svizzera

La venuta al mondo di Amanda, avvenuta a Losanna in Svizzera nel 1964, fu fin da subito avvolta dalle rigide dinamiche sociali dell’epoca. In quel momento, infatti, Gino Paoli era già sposato con Anna Fabbri, dalla quale aveva avuto appena tre mesi prima il figlio Giovanni (scomparso recentemente, nel 2025). Stefania Sandrelli, madre di Amanda, aveva invece solo 18 anni. Il fatto che la bambina avesse ereditato alla nascita il cognome materno generò per anni l’equivoco di un mancato riconoscimento da parte del cantautore. La realtà, come chiarito in seguito dalla stessa attrice, era ben diversa e frutto di un accordo preciso tra i due giovani genitori: fu Paoli a scegliere il nome di battesimo “Amanda”, mentre a Stefania spettò la decisione di darle il proprio cognome. Solo molti anni dopo, divenuta adulta, Amanda deciderà di aggiungere legalmente anche il cognome paterno.