Non rischia più l'ergastolo Antonio Micarelli e potrebbe anche accedere a un rito alternativo che gli consentirebbe di ricevere un ulteriore sconto di pena. È quanto stabilito durante la prima udienza che la guardia giurata, accusata di omicidio volontario e tentato omicidio per aver sparato contro un gruppo di rapinatori in fuga, uccidendone uno con un colpo in testa, ha affrontato nell'aula bunker di Rebibbia, al fianco dei suoi avvocati, il professore Franco Coppi, il penalista Valerio Orlandi e l'avvocato Pietro Pomanti.
E se per la difesa, che ha visto accogliere la propria questione di nullità del decreto di citazione a giudizio proprio sulla parte relativa alle aggravanti, è stato quello di ieri un passo importante che ha evitato lo spettro del carcere a vita per l'imputato, per la famiglia di Anton Ciurciumel è stato «come se fosse morto di nuovo». La mamma Elena ieri ha avuto un malore, la donna chiede «giustizia per mio figlio, era giusto che pagasse il suo debito ma doveva farlo chiuso in carcere tutt'al più, non dentro a una bara al cimitero. Chi lo ha ucciso, però, ha sbagliato due volte e saldare il suo conto». «Io e mio marito da quel giorno non viviamo più e chi ci ha portato via il nostro Anton non solo non ha neanche provato subito a salvarlo, preoccupandosi prima di chiamare il suo avvocato, ma oggi (ieri, ndr) non ha mostrato il minimo segno di pentimento o pietà», ha aggiunto la madre del 24enne in lacrime. «Una vera e propria caccia all'uomo» senza «scrupoli di sorta» e senza nessuna «forma di rispetto per la vita umana».






