La pesca siciliana presenta il conto della crisi e chiede alla Regione un intervento immediato da almeno 28 milioni per evitare il blocco delle marinerie dell’Isola. È questo l’esito dell’incontro che si è svolto ieri (24 marzo) all’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea tra le organizzazioni di categoria del settore ittico che fanno capo al movimento cooperativo e altre sigle del comparto.

Al centro del confronto, una situazione definita ormai eccezionale per intensità e durata. Da dicembre 2025 il settore è stato colpito da persistenti avversità meteomarine che hanno imposto lunghi periodi di fermo forzato delle attività. A questo si sono aggiunti la presenza diffusa di detriti e rifiuti sui fondali, che ostacolano le operazioni di pesca, e l’insorgenza anomala di fenomeni di mucillagine che hanno ulteriormente ridotto la produttività.

Aumento del costo del gasolio

Il quadro, rappresentato in un documento destinato all’assessore Luca Sammartino, si è aggravato nei primi mesi del 2026 con l’impennata del costo del gasolio legata alle tensioni internazionali. Secondo le organizzazioni del comparto, questa combinazione di fattori ha prodotto un pesante mancato reddito sia per le imprese sia per gli equipaggi. Il punto più critico è che, per molte imbarcazioni, uscire in mare non è più economicamente sostenibile. «È una catastrofe che rischia di trasformarsi in tragedia se non si interviene subito con ristori per tutta la filiera, sia per i battelli oltre i 12 metri sia per la piccola pesca costiera. La pesca siciliana, che vale più di un terzo del comparto nazionale, è allo stremo», dice Pino Gullo di Unci Agroalimentare.