La presunta trattativa per chiudere la guerra del Golfo non ha portato ad una de-escalation, perché Iran e Israele hanno continuato a scambiarsi duri colpi. I missili di Teheran che trasportano ordigni a grappolo hanno bucato l'Iron Dome centrando una zona residenziale nel cuore di Tel Aviv e l'Idf ha risposto con bombardamenti in diverse zone del Paese nemico, compresa la capitale, nel fuoco incrociato anche sul fronte libanese.
Il negoziato, al netto dei trionfalismi di Donald Trump smentiti dal regime degli ayatollah, appare del resto ai primi stadi attraverso i mediatori regionali. Il Pakistan si è offerto di ospitare un tavolo di pace e secondo Axios si guarda a giovedì per primo un incontro ad alto livello, ma si attende una risposta dagli iraniani. Allo stesso tempo il tycoon sembra prepararsi ad un'ulteriore offensiva, come dimostrano i piani del Pentagono di inviare nell'area altri tremila paracadutisti. Con la guerra nel Golfo arrivata alla quarta settimana, sono arrivati segnali ambigui dalla diplomazia. Trump, dopo aver annunciato addirittura un'intesa con Teheran su "15 punti", ha ricalibrato il tiro affermando che il negoziato prosegue, anche con il coinvolgimento di JD Vance e Marco Rubio, e si sta parlando "con le persone giuste che vogliono disperatamente un accordo", tanto che da Teheran "è arrivato un grande regalo su petrolio e gas". Dal regime tuttavia nessun leader ha confermato finora l'apertura di una trattativa mentre il falco Mohammad Bagher Zolghadr ha rimpiazzato Ali Larijani al comando della Sicurezza Nazionale. Fonti interne hanno parlato soltanto di uno scambio di "messaggi" tra le parti "tramite intermediari per sondare" il terreno.







