Roma, 24 mar. (askanews) – L’annuncio è arrivato dalla famiglia, con poche parole affidate a una nota: una scomparsa avvenuta nella notte, “in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”. Addio a Gino Paoli, 91 anni, tra i padri fondatori del cantautorato italiano.
Se ne va una delle voci più intime e riconoscibili della musica del Novecento, capace di trasformare la fragilità in poesia e la quotidianità in arte.
Nato a Monfalcone nel 1934, ma cresciuto artisticamente a Genova, Paoli è stato uno dei protagonisti della cosiddetta “scuola genovese”, insieme a Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. In quegli anni, tra locali fumosi e chitarre consumate, nacque una nuova idea di canzone: non più semplice intrattenimento, ma racconto esistenziale, poesia in musica.
Autore di brani entrati nella storia come Il cielo in una stanza, Sapore di sale, Senza fine e La gatta, Paoli ha ridefinito il linguaggio della canzone italiana, scegliendo la via della sottrazione: poche parole, essenziali, ma capaci di colpire nel profondo. Le sue canzoni hanno attraversato generazioni, interpretate da artisti come Mina, Ornella Vanoni e Sergio Endrigo, fino ad arrivare a collaborazioni più recenti con Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni e Lucio Dalla.












