Roma, 24 mar. (askanews) – È un Giuseppe Conte iperattivo, presenzialista, in tour fra interviste sui quotidiani e studi televisivi, quello che, appena chiuse le urne e certificata la vittoria del No nel referendum sulla giustizia, ha riaperto la partita delle primarie, giocando un po’ d’anticipo sui partner del “campo progressista”. Ma negli ambienti del M5S non accettano di buon grado i mugugni che filtrano nei corridoi parlamentari: “Se il Pd parla di primarie e noi stiamo zitti, sbagliamo noi. Se a parlare di primarie è Conte, siamo sempre noi quelli sbagliati”, taglia corto una fonte parlamentare qualificata. Del resto, non può essere il Pd, partito che di questo strumento ha fatto quasi un simbolo identitario, a negarlo oggi. Elly Schlein commenta le parole dell’alleato con tono compassato: “Ho sempre dato la mia piena disponibilità a qualunque modalità selezioneremo. Ma non cadiamo in un dibattito politicista”. La strada sembra tracciata, però: non a caso Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, ricorda che “il Pd ha nel suo Dna le primarie”. Insomma, al Nazareno la consultazione per la leadership non fa paura.
Che Conte non sia intenzionato a lasciare ad altri l’iniziativa lo testimonia anche la caduta del veto su Matteo Renzi, l’alleato (potenziale) più scomodo. “Io non so che cosa ha votato…”, dice a Omnibus il leader stellato a proposito del referendum, che affida tutto al percorso politico da costruire: “Non sono io che decido” e comunque serve “un programma prima, definiamo il programma e da lì definiamo tutto il resto”. Renzi, dal canto suo, rilancia le sue “primarie delle idee” ma si dice pronto a “lavorare con tutti quelli che vogliono aiutare a costruire un’alternativa a questa destra arrogante”. Si tira fuori dall’agone Silvia Salis, sindaca di Genova indicata da molti come possibile alternativa a Conte e Schlein: per lei il percorso dovrebbe essere un altro, “le primarie – afferma – sono sbagliate perché ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza”. “Sono sicuramente lusingata”, dice a proposito di chi la vorrebbe alla guida della coalizione “ma, come ho sempre detto, sono la sindaca di Genova e non voglio partecipare”.










