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Nella metropoli prevale il No anche se il centro storico si smarca e vota Sì. In Lombardia non c'è partita ma i moderati non sottovalutino le prossime tornate
Non fosse troppo tardi e il tempo irrimediabilmente scaduto, forse gli applausi e le esultanze delle toghe, riunite già nel primissimo pomeriggio nella sezione milanese dell'Associazione nazionale magistrati, potrebbero magari convincere qualcuno a cambiare idea e votare "Sì". Soprattutto perché la curva del tifo con un atteggiamento istituzionalmente piuttosto discutibile, si è ritrovata nel cuore del Palazzo di giustizia di Milano che, tralasciando altro, non troppi anni orsono fu il teatro della tonnara di Mani pulite e più recentemente di altri violenti sfregi allo stato di diritto.
Fatti gravi anzi gravissimi, ma nulla che sia stato sufficiente per convincere la città a riscoprire il pragmatico rito ambrosiano: rinunciando, almeno per questa volta, all'ormai consolidata tradizione dei grandi centri urbani (e benestanti) che prescrive lo sbandamento a sinistra. E, infatti, a Milano città il divario tra il 58,33 per cento dei "No" e il 41,67 dei "Sì" è un abisso di 100mila voti scavato tra la possibilità di riformare una giustizia ingiusta e lo sciagurato desiderio di tentare una spallata al governo Meloni. Come hanno dimostrato un illustre giurista non certo di destra come Giuliano Pisapia che con coraggio ha annunciato la sua convinzione di votare "Sì", seguito (anzi preceduto) dal penalista di autonomi e centri sociali Mirko Mazzali, dalla coraggiosa costituzionalista con cattedra all'università Statale Marilisa D'Amico e dal rampante Pd Pietro Bussolati. Una sinistra anche estrema, ma illuminata che è stata subito messa all'angolo, non potendola mettere da bravi leninisti al muro, con l'infamante accusa di intelligenza con il nemico meloniano e dunque fascista, all'urlo di "Salviamo la Costituzione". Da notare, comunque, gli oltre mille voti con cui nel Municipio 1, solitamente di sinistra, a vincere è stato il "Sì" che ha superato il 51 per cento e si candida per le analisi di politologi ed esperti di flussi elettorali. Così come fa riflettere che in controtendenza il "Sì" abbia conquistato la Lombardia, arrivando vicino al 54 per cento, facendo esultare il governatore Attilio Fontana: "Oggi più che mai rivendico l'orgoglio di essere lombardo e desidero ringraziare la gente di questa regione".







