VILLORBA (TREVISO) - «Per tutti era Samuel o Samu, ma per noi, in famiglia, era Semino. Pronto a germogliare». Mamma Ketty si volta spesso a guardare la bara bianca di suo figlio, il 29enne Samuel Mazzon, scomparso venerdì 6 marzo in un incidente a Maserada. A salutarlo per l’ultima volta questa mattina (sabato 21 marzo), in più di mille tra familiari, amici, colleghi e studenti. Tutti seduti tra le gradinate del campo da rugby dietro al Palaverde. Un rito laico dove ognuno ha ricordato il giovane ingegnere e professore, tra lettere e musica.
Chi non se l’è sentita di alzarsi e parlare davanti alla folla commossa, ha lasciato il proprio pensiero nel modellino in carta di un aeroplano, appoggiato sopra la bara. Accanto, la foto di Samuel, in tenuta da pilota intento a prendere il volo. Quando la Mercedes nera in via Papadopoli lo ha centrato in piena quel maledetto venerdì, lui stava andando proprio a lezione per ottenere il brevetto di volo. «L’ho visto mentre faceva le prove di atterraggio, voleva diventare un bravo pilota - ricorda la mamma -. Ma non era l’unica cosa che lo teneva impegnato: lui aveva tante passioni». E a testimoniarlo le tante voci che si sono susseguite, di tutte le persone che aveva incontrato durante i suoi mille percorsi: dagli amici dell’università, ai compagni di ballo, fino alla squadra di calcio a 11 di Lovadina, dove si allenava il lunedì sera. «La mia passione è imparare cose nuove - era solito dire il giovane alla famiglia - non basta leggere un manuale per apprendere un dritto a tennis, ci deve essere anche un maestro che trasmette l’arte». Quello che cercava di fare con i suoi studenti. «Caro prof - dicono alcuni studenti dell’Itis Barsanti, l’ultima scuola in cui ha insegnato - ci siamo sentiti accolti e accompagnati. Sei stato una persona attenta e disponibile all’ascolto». «Prof, hai creduto in me quando ero la mia peggior nemica - scrive una studentessa dell’istituto Verdi che un anno fa era stata allieva di Samuel -. Mi hai insegnato a credere nei miei sogni senza distruggerli». Tra il pubblico, anche nonna Adriana e i fratelli. «Semino, eri il collante della nostra famiglia», dice la sorella Lavinia. «Vorrei che Samuel continuasse a vivere - conclude mamma Ketty davanti agli amici del figlio -. Fonderò un’associazione a suo nome e destinerò le offerte per aiutare economicamente le persone che facevano parte dei mondi di mio figlio. Lui che era sempre disponibile per il prossimo».






