La vittoria nel superG di Kvitfjell non è soltanto il ventinovesimo successo in Coppa del Mondo o la prima sfera di cristallo nella disciplina dopo quattro in discesa. Per Sofia Goggia è anche il segnale di un passaggio, la chiusura di un ciclo tecnico e umano che cambia molto del suo presente. Al traguardo, dopo il successo norvegese, le lacrime raccontano più di una semplice liberazione. "Prima di tirare le somme di questa annata, voglio godermi questa vittoria che mi ha fatto piangere di gioia, e il lavoro della mia squadra che è stato grandioso — ha detto nella conferenza post-gara —. Però sì, era l'ultima stagione di Babi, lui di sicuro andrà via e almeno nella velocità abbiamo chiuso in bellezza il nostro percorso di sei anni”.
Il riferimento è a Barnaba Greppi, skiman storico del gruppo, figura centrale accanto a lei dal 2020: "Alla fine abbiamo portato a casa tre coppe di discesa, una di superG, due medaglie olimpiche in discesa e tante vittorie: con lui è stato fantastico”. Una stagione comunque complessa, vissuta spesso in equilibrio instabile: ”Non è che l'abbia troppo inseguita questa coppa, ma sicuramente ho avuto molta più costanza in questa disciplina, non ho vissuto i picchi verso il basso della discesa". Proprio la discesa, paradossalmente, è stata il terreno più difficile: "Infatti è stata una stagione che non ha rispecchiato le nostre aspettative. Deludente soprattutto in discesa, è vero che ho portato a casa il bronzo a Cortina, però non sono mai riuscita a vincere”.









