Moda oversize su corpi superati: per ogni persona che sceglie vestiti larghi, ce n’è una ex persona obesa per la quale sono ovvi, anche a distanza di anni dalla sleeve gastrectomy. L’intervento chirurgico asporta in laparoscopia l’ottanta percento dello stomaco: il lungo tubo produce meno grelina (l’ormone della fame fisica), è stretto come una manica (sleeve) e si riempie prima. La parte rimossa sembra diventare un’area cerebrale, una corteccia gastrica che manomette l’ippocampo, la struttura del cervello che codifica i ricordi: “Facevo fatica a realizzare che fossi cambiata così in fretta. Mi guardavo allo specchio e mi vedevo ancora grossa”. Ilaria è un’ex obesa da tre anni. La velocità del dimagrimento è un gap tra l'immagine corporea e il nuovo aspetto: nelle donne, la dispercezione post-operatoria è comune. La realtà degli sleevati inizia sempre dopo una smentita, come un reso online per una taglia sbagliata. Su Instagram, Ilaria entra in un paio di vecchi jeans indossando i suoi nuovi vestiti.La dissonanza mente-corpo è anche alimentare quando, davanti allo stomaco su scala ridotta, il food noise resta quello di prima. Il grazing sembra un tentativo di corrispondenza tra lo stomaco rimpicciolito e quello cerebrale: spizzicare poco, ma in continuazione. La fame emotiva è come un braccio che vorrebbe entrare spedito in quella manica stretta: il cibo diventa un'ingombrante comfort zone. “Ho davvero così fame da mangiare broccoli, mele o carote?”. C’è chi prova a psicanalizzarsi. “La mia mente sarà per sempre obesa”, e chi prova frustrazione per una fame inespressa. Uno studio qualitativo pubblicato nel 2025 su Obesity Surgery ha raccolto le esperienze di grazing di dodici pazienti bariatrici, per intercettare le cause della loro fame emotiva. Una di quelle esterne è il sabotaggio familiare, l’insistenza perché la persona operata mangi come prima, sminuendo la sua nuova identità e il nuovo regime alimentare. Il peso del contesto resta il peggiore: Ilaria sa che la forza di volontà è un concetto senza pace. Prima, la gente le diceva che con le diete non si impegnava abbastanza; dopo, che aveva scelto la via più facile. È difficile deresponsabilizzare la persona obesa quando si dà per scontato che le piace mangiare. Il piacere dura solo un morso: il resto è un record di velocità per superare un disagio interiore. “Le persone obese vogliono che il mondo le consideri per ciò che sono. La loro vera domanda non è cambiare identità, ma il bisogno di non sentirsi più dire che mangiano troppo è talmente forte che dimagrire diventa la loro richiesta”, spiega la dottoressa Emanuela Paone, psicologa bariatrica e membro del comitato scientifico della Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche. Secondo l’ultima indagine conoscitiva della Sicob, la sleeve gastrectomy rappresenta il cinquantaquattro per cento dei circa ventisettemila interventi di chirurgia bariatrica eseguiti in Italia. Ma Paone precisa che, tra chi ne avrebbe bisogno, si opera soltanto l’un percento: “Dopotutto è una questione di volontà, giusto?”.Nei primi dodici-diciotto mesi, si perde fino al settanta per cento del peso in eccesso, e il dimagrimento è così veloce da sembrare risolutivo. Quando il metabolismo si assesta, il paziente bariatrico va in tilt: il suo turno è quello del mantenimento a tempo indeterminato, scandito dalla fame emotiva e dalla paura di riprendere peso. Davanti allo shock del dimagrimento iniziale, l’organismo ragiona in termini di sopravvivenza: il corpo reagisce alla perdita di peso aumentando l’appetito. In un’intervista alla CNN, il ricercatore del National Instituite of Health, Kevin Hall, ha spiegato che i farmaci agonisti del GLP-1 e la chirurgia bariatrica sono efficaci nel processo di dimagrimento perché, oltre a limitare l’intake calorico, rallentano la perdita di peso. Hall voleva capire come mai, a un certo punto, il corpo smette di dimagrire diventando indifferente a qualsiasi sforzo per perdere ancora qualche chilo. Il ricercatore ha calcolato che, con una dieta da 1700 calorie, lo stallo del peso si verifica dopo circa un anno: per ogni chilo perso, il corpo chiede di mangiare ottantatré calorie in più ogni giorno. Con i farmaci agonisti del GLP-1, il corpo continua a perdere peso raggiungendo il plateau un anno più tardi: durante il dimagrimento chiede di reintegrare molte meno calorie, quarantanove in più al giorno per ogni chilo perso. La chirurgia bariatrica fa ancora meglio: il corpo ne rivuole cinquantotto, a fronte di una dieta di 3600 calorie in meno al giorno. L’unica cosa che non dovrebbe mai andare in stallo è il mantenimento: per alcuni, è uno sforzo cronico.Per forzare lo stallo del peso, o in caso di rebound, oggi è concesso mixare farmaci agonisti del GLP-1 e chirurgia bariatrica: uno studio condotto da vari dipartimenti della Johns Hopkins University e pubblicato su JAMA Surgery ha dimostrato come, le donne del suo campione, tendessero a ricorrere ai farmaci in caso di rebound o scarso dimagrimento, entro cinque anni dalla sleeve gastrectomy. Se prima la Redo surgery (il reintervento, ndr) era l’unica manovra d’emergenza contro il recupero, oggi i farmaci sono una chance, a patto che ci sia una fase defaticante: il supporto psicologico post-intervento. La valutazione psicologica, prevista da linee guida nazionali, è uno dei gettoni per ottenere l’idoneità alla sleeve gastrectomy. Alcuni pazienti ci provano sottobanco: «Nascondono o minimizzano il loro vero problema pur di accedere all’intervento. Lo scopo della valutazione psicologica non è intercettare la menzogna, ma riconoscere la verità e aiutare i pazienti a comprenderla». L’obesità è solo il punto estremo di un malessere che si cerca di risolvere o per via endocrinologica, con i farmaci agonisti del GLP-1, e/o con la chirurgia bariatrica. «Ai pazienti va chiesto il perché. L’obesità è una malattia psicosomatica: è il corpo che manifesta una sofferenza psicologica attraverso l’iperalimentazione. I fattori scatenanti sono diversi, e spesso non hanno niente a che fare con la malattia: non tutte le persone sono obese fin da bambine. A un certo punto si ritrovano bloccate nella grande bolla identitaria dell’obesità, perché hanno vissuto un evento che non sono riuscite a superare»: un lutto, un divorzio, un trauma legato all’infanzia. Uno studio tedesco pubblicato su Nature il mese scorso ha rilevato un’associazione tra i maltrattamenti infantili e alcuni tratti correlati all’obesità: nelle donne, che accumulano grasso viscerale, questa corrispondenza è più marcata. «Di fronte a tutto questo, serve una presa di coscienza da parte del paziente obeso: è pronto a restare davanti a ciò che gli è accaduto, se non ha più gran parte dello stomaco e il cibo come sfogo?». La psicologia non è mai in antitesi al farmaco, sebbene gli effetti psicologici degli agonisti del GLP-1 siano ancora poco compresi: se la paura di riprendere peso non è raccolta da nessuno, le persone finiscono per iniettarsela.Nel 2024 uno studio dello psicologo Thomas A. Wadden finanziato da Novo Nordisk (la casa farmaceutica danese che produce Ozempic e Wegovy) aveva dimostrato che, le persone senza psicopatologia che assumevano questi farmaci, avevano registrato una piccola ma statisticamente significativa dei sintomi depressivi. Con la Legge Pella del 3 ottobre 2025, l’Italia è il primo Paese al mondo a riconoscere l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. Il 4 marzo scorso, è stata presentata in Senato la Carta di Erice 2026 sull’Obesità: un patto tra istituzioni, società scientifiche e associazioni dei pazienti per garantire l’eliminazione dello stigma e l’accesso equo alle cure in tutto il Paese, con l’inserimento della malattia nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). La sleeve gastrectomy è un atto medico: interviene sui corpi che manifestano le problematiche correlate all’obesità -da quelle infiammatorie e respiratorie, fino a diabete e ipertensione. Il vero scopo non è il dimagrimento: la chirurgia bariatrica non ha più il compito di creare soggetti magri, almeno da vent'anni. In Italia ci sono pochi psicologi barbarici: «Pochissimi. Saremo in media due per regione, a fronte del fatto che in Italia ne soffrono sei milioni di persone. Per la psicologia l’obesità è una malattia nuova, perciò è ancora poco considerata nei trattamenti. Non c’è ancora una cultura solida in questo senso, come c’è invece per i disturbi al comportamento alimentare, per i quali conosciamo diagnosi e trattamento, oltre al fatto che sono inseriti nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali». Paone spiega che dopo l'intervento, i pazienti spariscono. Da una parte lo credono risolutivo, dall’altra fuggono dal professionista sanitario: hanno paura di essere etichettati come pazienti psichiatrici.Il circolo vizioso delle dipendenzeL’obesità non è una malattia psichiatrica. Tuttavia, può essere originata da disturbi d’ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare (Dca). Il binge eating disorder (Bed) riguarda circa il trenta percento dei pazienti obesi: non rappresenta un criterio di esclusione assoluto, ma una controindicazione da trattare per risultare idonei alla sleeve gastrectomy. Su Reddit, le persone obese cercano anticorpi sociali per convincersi su se fare o meno l’intervento: “Come farò a non usare più il cibo come conforto?”, scrive una ragazza affetta anche da binge eating. Il dca sembra già presumere l’impotenza del corpo che, dopo l’intervento, potrà scomporre a stento l’abbuffata in piccole dosi. In ambito clinico, il Bariatric Eating Disorder descrive il disturbo da alimentazione incontrollata che si manifesta post-operazione. È quasi un gemello del binge eating inserito nella quinta edizione del Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (Dsm-5): condividono le stesse caratteristiche, fatta eccezione per la quantità di cibo che, per gli sleevati, non supera i limiti corporei. «Per le caratteristiche metaboliche che comporta questo tipo di intervento, se il paziente ha sviluppato un disturbo alimentare in età precoce, bisogna saperlo. Valutare la presenza di un potenziale binge eating è importante, perché questo dca si aggancia neurobiologicamente al meccanismo della ricompensa. Nel momento in cui il paziente affronta la restrizione alimentare post-intervento, il meccanismo si attiva in automatico». Dopo la sleeve gastrectomy, un binge eating non comunicato e, di conseguenza, trattato, può ripresentarsi come bulimia nervosa: nella valutazione psicologica pre-operatoria, questo dca rientra tra i criteri di assoluta esclusione. Uno studio dell’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna riporta il caso clinico di una paziente bariatrica (sottoposta a un intervento di bendaggio gastrico) che, in fase pre-operatoria, aveva omesso il suo binge eating: dopo l’intervento, il dca è sfociato in una bulimia nervosa, causando diverse complicanze a livello medico; il trattamento terapeutico ha previsto la pronta rimozione del bendaggio e il supporto psicologico tramite terapia-cognitivo comportamentale, per curare i traumi personali che la paziente cercava di alleviare con il cibo. «Altri due criteri di esclusione assoluta dall’intervento di sleeve gastrectomy sono la dipendenza da alcol e la dipendenza da sostanze», dice Paone: le persone potrebbero ricascarci per sopperire alla restrizione alimentare post-operatoria. Uno studio pubblicato su JAMA Surgery ha validato questa ipotesi: il campione di centocinquanta persone dichiarava di aver assunto alcol e droghe ventiquattro mesi dopo l’intervento. Il consumo di alcol era più significativo in chi si era sottoposto all’intervento di bypass gastrico.La società del contrappassoTra di loro, le persone ex obese si raccontano quanto sia stancante la rinascita. «Non si è mai preparati del tutto a ciò che succederà dopo l’intervento. A molte persone manca poter mangiare come prima e anche a me capita di dover gestire la fame mentale. Cerco di stare attenta», dice Ilaria. Quando prevale il corpo, il disagio «È quello di chiedere ai camerieri di portare via il cibo che avanzo, e di spiegare che non ho finito non perché non mi piacesse, ma a causa dell'intervento».C’è chi diventa campione di hobby per resistere alla fame emotiva e chi la lascia sola in casa. Uno studio pubblicato su Nature ha provato a indagare il legame tra fame edonica (desiderare cibo per piacere e non per vera fame) e obesità attraverso il Power of Food Scale, un questionario per misurare il desiderio di cibo, senza mangiarlo, su tre livelli: cibo disponibile, presente e assaggiato in un determinato ambiente. L’obesità non sembra legata tanto al piacere che si prova assaggiando un alimento, quanto alla spinta di cercarlo. La fame edonica è influenzata da fattori psicosociali, ed è strettamente correlata ad ansia e depressione.La sleeve gastrectomy modifica anche il rapporto con i cibi considerati socialmente giusti: Ilaria spiega che all’inizio frutta e verdura erano la sua Kryptonite. Non riusciva a mangiare quegli stessi cibi che in anni di diete non voleva mangiare. Su Instagram postava solo carboidrati in micro porzioni. La sleeve gastrectomy può alterare il gusto di alcuni cibi e impattare sulla perdita di peso: su Scientific Report sono stati pubblicati i risultati di Taste Desire and Enjoyment Change, un questionario per valutare come fosse cambiata la percezione di gusto, piacere e desiderio in un campione di circa trecento pazienti. Un anno dopo l’intervento, gli sleevati percepivano in maniera più ridotta sapori amari, metallici e piccanti, oltre alla consistenza degli alimenti liquidi. Desideravano meno cibi salati, ma mostravano una sensibilità più elevata per i cibi dolci e grassi. Queste alterazioni erano molto più marcate nei pazienti giovani. Per Ilaria lo stigma non si è ancora rimpicciolito, è solo passato dal corpo al piatto: una tazzina da caffè con latte e cereali, quaranta grammi di pasta, nel weekend una fettina di crostata. Le affibbiano un’alimentazione troppo calorica, e lei centra il punto: «Sono una persona normale, non una paladina del mangiare sano». L’impressione è che, per la società, la sleeve gastrectomy dev’essere un contrappasso: se la persona obesa mangiava montagne di junk food, la persona ex obesa mangerà briciole di pollo e verdure. Ilaria è seguita da un’équipe medica: il suo piano nutrizionale nega la privazione, che poi è il vero inferno di qualsiasi scelta alimentare.
Se la mente ha più fame del corpo e il food noise non tace, cosa succede al cervello dopo la sleeve gastrectomy
L’intervento asporta gran parte dello stomaco delle persone obese, ma non cura i traumi irrisolti e la fame emotiva. Ne abbiamo parlato con la psicologa bariatrica Emanuela Paone







