Un primo tempo senza storia, una ripresa da incubo: con un pizzico di buona sorte (e qualche fischio arbitrale contestato in casa giuliana) l'Umana Reyer fa suo il derby contro Trieste. La vittoria 84-76 è però l'unico dato positivo di una prestazione ancora sull'altalena, ormai una costante in casa orogranata da oltre un mese: se è vero che con Treviso, Udine e Trieste sono arrivati sei punti, a conferma del terzo posto in classifica (32), è altrettanto vero che i successi non sono mai stati convincenti. Da ultima la trasferta al PalaTrieste contro una formazione rimaneggiata, priva di Colbey Ross, Markel Brown e Jeff Brooks (a Spahija manca Horton ma l'assenza non è che incida più di tanto). La Reyer gioca due quarti nei quali prende a pallonate i giuliani: 54-35 con tutti i giocatori a segno e percentuali irreali col 62.5% da due (10/16) e 48% da tre (11/23). Poi, come accade da metà febbraio, l'interruttore entra in modalità off: ci si intestardisce col tiro pesante (3/10 in 10') e la cronica mollezza difensiva lascia 43 punti in 20'. Il terzo periodo recita 30-12 e nell'ultimo Trieste mette persino la testa avanti 78-77 per il primo vantaggio di gara. Qui è decisivo il 7-0 in un finale di disordine ed errori, deciso in lunetta da Cole e Bowman ma soprattutto dalla magata di Nikolic nel raccogliere e concretizzare un rimbalzo offensivo. La Reyer vince ma non convince; eppure tanto basta per il livello di un campionato nel quale gli orogranata sanno già di andare ai playoff con ben sette giornate ancora da giocare.