BELLUNO - Terza vittima della valanga di Val Ridanna, in Alto Adige. Non ce l'ha fatta Laura Santino, 26 anni, bresciana, che era stata ricoverata in gravissime condizioni a Innsbruck dopo essere stata travolta sabato assieme a un gruppo di scialpinisti, tra cui il marito. Sotto la neve erano rimasti Martin Parigger, 62 anni, guida alpina di Ridanna, e Alexander Froetscher, 56 anni, austriaco residente da tempo nella zona, mentre altri due feriti hanno riportato gravi lesioni.
Le condizioni per le escursioni appaiono ottimali e le cartoline dalle Dolomiti sono ancora da pieno inverno. Ma le insidie si nascondono sotto i limpidi panorami baciati dal sole di questi giorni. La neve è tornata a farsi vedere oltre i 1000 metri e i comprensori sciistici si preparano al rush finale di stagione: è iniziato il periodo d'oro per lo ski mountaineering, che complice la recente vetrina mediatica delle Olimpiadi, vede un numero crescente di appassionati del fuori pista. Arpav Veneto segnala un moderato pericolo di valanghe (grado 2), ma se apparentemente le uniche insidie sono date dai depositi di neve ventata a causa delle raffiche dei giorni scorsi, c'è una realtà che in questo momento è più complessa, e che svela una minaccia nascosta: «In questo momento dare delle valutazioni complessive e indicazioni precise non è facile - spiega il vice delegato del Soccorso alpino, seconda zona Dolomiti Bellunesi, Giorgio Farenzena - in quanto ogni singola montagna ha una realtà molto più complessa e frammentata. Se al di sotto dei 2000 metri la situazione può definirsi abbastanza tranquilla come rischio valanghe, più su dove ci sono maggiori accumuli la condizione del manto nevoso cambia drasticamente da versante a versante. Il pericolo principale può non essere visibile: strati deboli persistenti (brina di fondo) formatisi durante l'inverno sono ancora presenti sotto la neve recente, pronti in qualche caso a cedere».












