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Si iscrisse nel '75. Il Carroccio in fabbrica, le avance di D'Alema, gli applausi per Bersani
"La Lega non è né di destra né di sinistra", amava ripetere il giovane Umberto Bossi agli albori della sua avventura politica. Che inizia ufficialmente il 12 aprile 1984, quando il futuro Senatùr si presenta davanti a un notaio di Varese per mettere nero su bianco l'atto costitutivo della Lega autonomista lombarda. Un movimento che non strizza l'occhio né alla Dc né al Pci, perché "non importa che età avete, che lavoro fate o di che tendenza politica siete, quello che importa è che siete e siamo tutti lombardi".
La folgorazione per la causa autonomista risale al febbraio 1979, quando a Pavia l'ormai trentasettenne Bossi incrocia per caso Bruno Salvadori, esponente di punta dell'Unione Valdôtaine. Bastano poche settimane e si appassiona alla battaglia contro lo "Stato accentratore". Che fa sua, prescindendo sia dalla formazione cattolica e anticomunista ereditata dai genitori Ambrogio Bossi e Ida Valentina Mauri che dalle sue prime esperienze politiche. "Mai militato in alcun partito prima della Lega", ripeterà più volte negli anni a venire. Invece no. Nel 1975 si presenta alla sezione del Pci di Verghera (a Samarate, provincia di Varese), versa cinquemila lire e si iscrive. Il registro dei tesserati riporta il suo nome alla lettera "B", dopo Franco Bonafin e prima di Gianfredo Bassani. Con una "imprecisione", visto che alla voce "professione" c'è scritto "medico". Ma la cosa non stupisce, visto che proprio quell'anno aveva annunciato a tutti di essersi laureato in medicina. Comunque, pur ammettendo l'eventualità di un'omonimia, a chiudere la querelle ci sono le istantanee che lo immortalano con il pugno chiuso alzato sotto la scritta "Cile libero" durante una raccolta fondi a favore degli esuli cileni a San Macario, nel Varesotto.







