L’indice delle Borse dell’Est Europa ha guadagnato più del 2% da inizio anno, contro un calo quasi speculare dell’indice delle azioni globali. I listini emergenti del Vecchio Continente, infatti, hanno goduto delle prospettive di recupero dopo i colpi pesanti della pandemia e dell’invasione russa in Ucraina. Dall’attacco Usa-israeliano all’Iran del 27 febbraio, però, lo scenario si è di nuovo oscurato e sono riemersi timori di una crisi.
I rischi
«I rischi sono articolati su più fronti - spiega Michele Mattioda, Investor relations management director di Mk Global Kapital -; la chiusura dello Stretto di Hormuz blocca venti milioni di barili al giorno, rende vano il maxi-rilascio di barili dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e spinge il Brent, con inflazione alle stelle.







