Senza perdere la tenerezza. Estendere i diritti. Braccio teso (no, non quello) verso chi ha bisogno. Il partito sociale della sinistra. Dal 1957 l’Arci (Associazione ricreativa e culturale italiana) conia e ricicla slogan e certezze solidali. Oggi è una rete di mezzo migliaio di circoli, una ramificazione capillare di enti e comitati di gestione. Un apparato. Perciò, ha bisogno di gente che ci lavori sul serio. Il che in genere comporta l’essere pagati. Invece in questi giorni si è destato un vespaio di proteste per un bando di Arci Torino in cui si offriva un posto di “Responsabile dell’ufficio di Comunicazione”. Responsabile con la R maiuscola. Con un sacco di mansioni, peraltro, tipo: tutte le attività di comunicazione istituzionale, progettuale, online e offline, cioè tutta la line. Affiancato da addetto stampa, graphic designer, Uffici, Aree, Esecutivi, Presidenti, tutte entità maiuscole, tanto coordinamento, tanto supporto, implementare, interfacciarsi, curare, incontrare, essere strategici e operativi insieme. Al lordo, per 15mila euro all’anno che, con Partita Iva o Cococo, tolti i contributi e le imposte, fanno 800 netti al mese. Cioè lo stipendio di uno di quei poveretti che arrancano contromano per recapitare dei pasti inesorabilmente raffreddati.